Vener. Madre Suor Maria della Cerda Vergine

De Catálogo de Santas Vivas
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Vener. Madre Suor Maria della Cerda Vergine

Cap. LXXII

[466] Quel gran Specchio de’Prelati, quel gran Padre de Poveri (che tale appunto lo chiama Santa Chiesa) quel grand’Arcivescovo di Valenza, il nostro glorioso S. Tomaso da Villanoua, nel 2. serm. ch’egli fà del Santissimo Sacramento dell’Altare, per infiammare maggiormente i Fedeli alla frequenza di questo Sacratiss. Pane, racconta, frà gli altri, un Caso veramente degno d’essere registrato a perpetua memoria de’Posteri; e dice in questa guisa: Io conobbi già, & hebbi per le mani coscienza purissima d’una Monaca, gran serva di Dio, la qual’era tanto sitibonda, ed affamata di questo sacro cibo, che se fosse stata priva di quello un giorno solo, li farebbe parso, secondo lei, di doverne infallibilmente morire; e se tal hora nel luogo, on’ella stava, si fosse stato l’interdetto, ò altro impedimento, per lo quale, ivi non si fosse potuta communicare, altrove se n’andava, per non morirsi di fame; e quello, che è di maggior meraviglia, il Venerdì Santo istesso, nel qual è costume antichissimo della Chiesa, di non dare ad aleuno la sacra Communione, se non vi è più, che urgente necessità (considerata non dimeno, ed esaminata con molta prudenza la sua rara devotione, & il fuoco Celestiale, che ardeva nell’Anima sua) havea perciò ottenuta ampia facoltà da’Superiori di communicarsi, anche in quel giorno; ma come un’anno il Sacerdote si dimenticasse di riserbare per lei una particola, vedendosi l’innamorata Serva di Giesù Christo priva del suo Celeste alimento, cominciò con tali pianti, e lamenti a riempire tutto il Monastero, che se le pierre istesse, bavessero havuto sentimento, si sarebbero mosse a compassione delle sue giuste, e dolorose querele. Ma ecco, che mentre questa fervida Amante di Dio se ne stava, quasi semimorta languendo, il suo Celeste Sposo la volle con un grandissimo mira- [467] colo consolare; peroche, mentre stava così dolorosamente piargendo, apparvero, in un tratto, davanti a lei due mani Angeliche, con una particola consacrata, la quale, con devota animadità presa da lei, si tramutò ben tosto il suo inconsolabil dolore, in una incomparabile allegrezza; e questo maraviglioso Caso (dice il glorioso Arcivescovo) insieme con molt’altre rivelationi, mi raccontò una volta ella medesima, non di sua propria volontà, ma per obedienza, così havendeglielo io espressamente commandato, peroche era suddita mia nella nostra Religione. Vanno hora specolando, così li nostri, come anche gli altri Autori, ed Historiografi sacri della Spagna, investigando, e sottilmente ricercando, chi potess’essere questa gran serva di Dio, peroque il Santo non riferisce il suo nome, come che forse in que tempo ella dovea esser viva, quando il Santo scrisse, ò predicò il sermone; e la maggior parte di loro convengono, ch’ella fosse una Vener. Madre, che santamente in quel tempo vivea nel nostro Monastero di S. Maria delle fratie, nella nobil. Città d’Avila, la quale si domandava Suor Maria della Cerda; e di questo parere sono il dottissimo Padre Errera, e Pietro Calvo Domenicano, benche questi prenda errore nell’assegnare il luogo, posciache dice, che fù nel Monastero di Madrigal, essendo cosa certissima, che non in Madrigal, ma ben sì in Avila, visse, e morì questa Vener. Religiosa; il che parimente attesta il famoso Historico, Egidio Gonzalez, e lo prova con un sodo argomento, in questa guisa discorrendo: Il B. Tomaso in altro luogo mai hebbe cura di Monache della sua Religione Agostiniana, fuor che in Avila, circa gli Anni di Christo 1530, nel qual tempo appunto vivea, con gran fama di santità, questa devota Madre, dunque probabilmente si può dire, que questa fasse quella, che rivelò così stupendo miracolo al S. Padre. Aggiungo io di vantaggio, che si puole, anche probabilmente credere, che questa fosse quella Monaca, così santa, e così buona, la quale con le sue sante, e devote [468] esortiationi mosse la gloriosa Vergine S. Teresia di Giesù, a lasciare totalmente le vanità del secolo, ed applicare l’animo alle cose di Dio, e dello Spirito; il che poi fece con tanto vantaggio, come sà chiunque hà letto la sua stupenda vita; impercioche in quel tempo appunto, che governava quel Monastero il B. Tomaso, cioè del 1530 stava Santa Teresia educandosi in quel Convento, e poteva havere 15 anni d’età, e se pure non era nel Monastero in quel tempo preciso del governo di quel Santo, fù poco appresso in tempo ancora, che vivea la Vener. Madre Suor Maria, della quale altro non soggiongono li citati Autori, se non ch’ella nacque della nobilissima Casa de'Duchi di Medina Celi; che visse santissimamente, come si puole argomentare dal riferito caso; e che finalmente, circa gli anni del Signore 1536 ella andò, per sempre, a cibarsi di quel Celeste Pane (di cui tant’hebbe fame in questo mondo) per tutta l’eternità. Vedi l’Errera, il Gelsomini, il Gonzalez, & il Calvo sopracitato.