Vita della religiosa, et essemplare serva de Dio, la Beata Suor Giovanna dalla Croce Abbadessa
[156] Vita della religiosa, et essemplare serva de Dio, la Beata Suor Giovanna dalla Croce Abbadessa, nel Monasterio dedicato a S. Maria della Croce di Cubas della Provincia di Castiglia
[1] Nel tempo che’l superbo Hloferne Capitano du Nabucodonosor Re dell’Assiria, se ne stava in assediando la Città di Bettulia, dice la scrittura nel Libro di Giudit, che una mattina, gli Hebrei aasediati uscirono della sua Cittade con le bandiere spiegate, & con le lanze e spade in mano minacciando la morte a i suoi nimiei, dei quali non se ne facendo egli conto li burlava, dicendo che i xatti havevano havuto ardire di scire dei suoi nidi in danno delle sue vite. All’ora il padiglione del Capitano era chiuso, &in quello era sommo silentio. Vagao suo camariero entrò dentro credendo, che dormisse per risvegliarlo, acciò che desse qualche ordine alla diffesa: ma subito, che fu entrato vide il corpo di Holoferne senza capo disteso per terra, & involio nel proprio sangre, egli restò confuso, per haver conosciuto, che ciò eri stato fatto dalla matrona Giudit. Uscì dando voce, & dicendo una donna ha messo in confusione la casa di Nabucodonosor, & questo fu molto certo. Percioche gli Asirii vedendo morto il suo Capitano, li sopravene un timor cosi grande che si misero a fugire, & lasciarono molte mani dei suoi nemici la vittoria, & tutto quello che ivi havevano. Quèsto detio di Vagao cameriero di Holoferne, che una donna haveva messo in confusione la casa di Nabucodonosor, bene si accommoda ad una benedetta donna chiamata Giovanna dalla Croce Monaca dell’Ordine delle Minori. La quale è confusione casa di Nabucodonosor, per la quale si conoscono i cattivi, voglia di che stito siano, che tutti si confonce, & ancora alguni religiosi, & persone di Chiesa per molto honorati che siano in l’esercitio di Dio, sono confusione rispetto a quello, che fece questa religiosa, quantunque sinno nati di gente illustre, & di nobilissimo sangue, & alenati nella policia della corte, & della casa regale restano confusi da questa donna nata era lavoratori, & in povera terra. Et è confusione di ogni sorte di huomini, perche una donna li avanza, come si vederà nella sua vita, raccolta dalli antichi Memoriali che sono nel Monastero della Croce, il quale e due leghe lontano dalla Città di Illesca, la quale sta in questa guisa.
[157] Della patria, et di chi figlia fu, & del nacimento della serva di Dio Suor Giovanna dalla Croce, & de gli essercitii Spirituali ch’ella faceva nella sua fanciulezza, con molta rigidezza del corpor suo, & della santa Imagine della B. Vergine, detta della Carità di Cubas, & sua origine
Capitolo XXVIII
[2] In un luogo vicino a Toledo chiamato Azagna nacque Giovanna dalla Croce, di padre Christiano, & virtuosochiamato Giovanni Vazquez, & di Cattarina Gutierrez, & nell’anno della Incarnatione 1481. Questa fu dottata di molta gratia, & di singolar bellezza: sua madre la nutrì al suo petto senza alcuna molestia, e noia, anzi le era di molta consolatione, & di ricreatione. Perche solo co’l prenderla nei bracci ancorche si ritrovasse melancolica, & afflitta li bastava per rallegrarsi, & per iscacciare da lei ogni pena, & ogni affanno.
Essendo di quatro anni mostrava di haver perfetto giudicio, tanto nelle parole, che diceva, quanto nelle cose, che faceva, perche tutto era con molto senno, & con molto cuore. Non mai fu vista occupata in givochi, od altre cose vane, nelle quali si essercitavano le altre della sua etade, ne diceva parole vane ne senza profitto, ma i suoi pensieri, & proponimenti era solo Giesu Christo, il quale chiamava suo sposo, & co’l quale communicava i suoi pensieri. Ella haveva alcune volte tanta forza, & apprensione nelle sue potenze interiori, che i sensi interiori restavano al tutto manchi, la onde sua madre credendo che fusse amalata, & tenendola anco alle volte per morta fece voto di portarla con una imagine di cera ad una casa, & Monastero della Nostra donna, chiamato della Croce, ch’è vicino ad un luogo, che si chiamava Cubas, due leghe lontano da Illescas Città della diocese di Toledo distante della Cittade sei leghe, illustrata con una imagine della Madre di Dios chiamata della Caritade [3], ove concorre gente da diversi parti, & particolarmente infermi, i quali sono favoriti, & risanati per li meriti, & intercessione della Beata Vergine. Il Monastero, & casa della Croce, nel quale sono monache dell’Ordine del Padre S. Francesco, si tiene, & di dentro a quello, & di fuora per una memoria conservata di mano in mano, dalli huomini di tutta la Provincia che fusse edificato per ordine della B. Vergine, che apparve in quel luogo di onde viene, che sia onorato, e tenuto in molto precio dal popolo della Provincia, & anco per relation di Monache vecchie della medesima casa, & Monastero si sa di che fusse l’imagine, ch’è tanto honorata in Illesca, la quale una divota donna che serviva alle Monache, accompagnandosi con altre donne, & con musica di Cimbali, portava la santa imagine sopra la porta della clausura delle Monache, ove stava, & la portava per li popoli della Provincia, dimandando elemosina per vertirla, e con quello che li davano, la tenevano molto lucida, & addobata, & in questa guisa la lasciò un giorno in Illesca, e perdendola il Monastero, l’acquistò la [158] Città, & restò con quella l’origine du questa santa Imagine, la quale per quanto s’ha potuto scoprire è questa, la quale è di picciola statura, & alquanto moretta, & in somma sevota, & dicono, c’ha fatto molti miracoli, & è visitata con molta riverenza da tutta la Spagna.
E stando altre due leghe d’onde stava la figlivoletta Giovanna, sua madre l’offerse alla Vergine, & permisse di portarla al Monastero con l’imagine di cera, come habbiamo detto. Et perche alla madre gionse l’hora della morte ananti che compisse questo voto pregò suo marito padre della fanciulla con grande istanza, che lo compisse. [4] La qual cosa udita da lei, & ben inteso il voto per lei fatto, si propose nel l’animo non solo di contentarsi di fare quel viaggio per adempire la volontà di sua madre, ma anco restarsi nel Monastero per religiosa, & ivi servire con tutto l’affetto alla Madre di Dio, per tutto il tempo della sua vita. Morì la madre, & restò di sette anni la giovanetta Giovanna, la quale con intento c’haveva di essere Monaca volse accompagnarsi con l’operem & essercitarsi nel secolo in quelle cose, che sono proprie della religione, servava grande astinenza, digiunava mangiando una sol volta il giorno pane, & acqua [5], ne anco ne mangiava tanto quanto haveva bisogno, & stava alcune volte duoi, o tre giorni che non mangiava cosa alcuna. Si fece con le proprie mani un cilicio di setole asprisimo, & se lo mise sopra la carne, per lo quale andava sempre impiagata, ma però molto consolata. Non mai stava ociosa, lavorava con le proprie mani, & nel lavoro si dava grande pressa, per tormentare più il suo corpo co’l cilicio, & cosi non haveva, che più offerire a Nostro Signore, che per tutti fu cosi ferito, & impiagato, se non il fare aspre discipline dandosi cosi senza pietade, che il suo corpo restava un lago di sangue. Mostrava in facia grande humiltade; diceva poche parole, & ni una ociosa, di modo che qualunque cosa li usciva dalla bocca, od era ragionamento fatto a Dio, overo per beneficio del prosimo.
Un suo zio la condusse a casa sua, huomo ricco, impetrando questo da suo padre con molti prieghi, & sua moglie, che parimente era sua zia, l’amavano teneramente. Ora perche qui haveva maggior commoditade spendeva più tempo in opere sante, & in penitenze, & perche stava la maggio parte della notte in oratione, venne a tale, che sua zia si avide della vita che facceva [6], la qual cosa stimò molto, & l’hebbe a cara. Per ilche vedendosi essa scoperta andava ricercando i luoghi più apartadi, & più nascosti della casa, ove teneva le sue discipline dandosi con una catena di ferro crudeli colpi, & quando più impiagata si vedeva, & più tormentata dimandava a Nostro Signor per premio dei suoi dolori, che la ricevesse nel Monastero delle sue spose, & la facesse religiosa. La qual cosa le fu concessa da sua Divina Maestà.
[159] Come la serva del signore per adempire il voto di monacarsi, fuggì da suoi in habito di huomo, & se n’andò al Monastero della Croce di Cubas, ove fu accettata; & dell’asprezza di vita ch’ella faceva, & d’altre sue virtù essemplari
Capitolo X[X]IX [7]
Essendo di etade di quindici anni spirata da Dio, per quello che si conosce, vedendo che non poteva fare altramente, perche i suoi parenti le facessero resistenza, desiderando di tenerla sempre seco, & maritarla [8]; una mattina si vestì in habito di huomo, & facendo un facotino de i suoi proprii vestimenti uscì della sua casa con animo di andarsene al Monastero delle Monache della Crice, che (come habbiamo detto) era lontano di li due leghe. Ora incominciando il camino, volse il Demonio impedirlo, & li pose nell’animo alcuni humori, che suo padre, & i suoi parenti non ricevessero in mala parte quella sua andata, & che li potrebbono incorrere molti pericoli in quel viaggio. La qual cosa fece tale impressione nell’animo suo, che si smarì, & cadè per terra, quantunque li fusse parlato, & detto, che si sforzasse, che Iddio la favorirebbe, & che ella haverebbe il suo intento. Ritornò a seguitar il suo viaggio, & essendo andata una buona parte del viaggio inanzi sentì venirsi appresso se bene alquanto lontano persone a cavallo, & mirando bene conobbe, ch’era un giovanetto di padre ricco, che l’haveva dimandata per moglie, & desiderava grandemente maritarsi con lei. Li fù di grande disturbo il vederlo, vedendosi sola, & in luogo così solitario, in questo pericolo, nondimeno fù ancora favorita dal Signore, acciecando così il giovanetto, che non la conoscese, & avertendo lei che si apartase dal camino mentre che egli passava.
Et così puote andare bene, & sicuramente sino alla casa della Madre de Dio, ove ella andava, & entrando nella Chiesa non vide persona alcuna, & havendo fatto oratione, & in particolar havendo fatto riverenza all’imagine della Madre di Dio, si ritirò da una parte, dove spogliandosi i vestimenti, da huomo, c’haveva, si vestì del suo da donna, nel quale se ne andò, & parlò con le monache, & li diede conto di chi era, & del desio c’haveva, pregandole che volessero accetarla nella sua clausura, & con tutto che esse li mettessero difficultade; avenne però, che nel medesimo tempo, che essa parlava alle Monache, gionsero quivi i suoi parenti, che la seguivano, & trovandola le dissero parole di molta riprensione per questo fatto, & volevano menarla seco. Essa con molta patienza li dimandò perdono della noia, c’havevano ricevuto per sua cagione, & li disse, che [160] il suo intento era di servir a Dio in quella casa, & che egli solo potrebbe eavarla di quel luogo. Venne parimente nel medesimo tempo il Prelato per lo cui ordine doveva essere ricevuta nel Convento, ilqual havendo visto il desiderio, & la costanza di quella donzella [9] diede licenza, che fusse ricevuta nella religione, & tutte le Monache la riceverono con grande contento. La qual cosa vista dai suoi parenti l’hebbero per guono segno, & li assegnarono la dote, & cosi ricevete l’habito, & restò nella casa.
La Maestra delle Novizze li diede questo carico, che per un’anno servasse il silentio, la qual cosa fu cosi grata alla sue orecchie, quanto ogni altra cosa che li potesse occorrere. Percioche per natura era amica del parlar poco, & cosi incominciò a far vita maravigliosa, & anco avanti la professione [10], la quale fece compito che fu l’anno, & fu di quatro voti, i tre ordinari, & l’altro di clausura. Il suo vestimento fu molto povero, & humile, più di quello delle altre Monache. Portava una Tonica di saia vecchia, & reprezzata, del medesimo era l’habito, nei piedi portava zoccoli di legno, & la maggior parte del tempo andava discalza, si cingeva con una grossa corda nel suo, capo portaba una tela di stoppa, & sopra quello grosi veli, & sopra la carne portaba un aspro cilicio, che niuno la sapeva, il quale non mai si levava, ne giorno ne notte, & oltre acciò faceva altre aspre penitenze. La sua patienza era maravigliosa, perche desiderava di essere sprezzata, & ripresa senza colpa, & ingiurata; & che li fussero levati testimonii, voglia di che sorte fussero [11], desiderava tormenti, piaghe, ferite, dolori, frreddo, stanchezze, & tutte le sorti di pene sofferendole allegramente per amore di Dio. Non parlava se non con la sua Maestra, o con l’Abbadessa, o Vicaria, & questo quando era dimandata. Alcune volte portava nella bocca un’herba amara come aasenzio in memoria della del fiele che fu dato a Giesu Christo nella sua passione. Altre volte vi si metteva una pietra alquanto grande, che le dava grande dolore, altre volte prendeva con la bocca acqua, & la vi teneva tanto tempo, che non poteva soffrire il dolore che le faceva, levava parimente un candeliero con la bocca, & lo sostentava in alto finche li dolevano le ganasse. Ella pensava, che il servar il silentio senza penitenza, & senza dolore fusse a Dio poco accetto, & poco meritorio; faceva i medesimi digiuni anco nel dormire. Perche si come quello che digiuna mangia di mezo giorno, & vicino alla notte fa una picciol collattione, ella in luogo del mangiare di mezo giorno, recittava ancora di notte il mattutino, & in vece della breve collatione, la mutava in un breve sonno al fine della notte nell’apparire dell’aurora.
[161] Dell’amor sviscerato, che portava al Signore Dio; de gli esercitii in che s¡occupava con grand’humiltà, & com’era zelosa del culto divino, & ciò, che diceva dell’Angelo custode
Cap. XXX
Era costume del dormire di tutte le Monache in un dormitorio ciascuna nella sua cella, rimanendo però una lampada accesa nel mezo di quello [12], la serva del Signore stava intenta, quando tutte si ritirassero nella sua camera, & dormissero; all’hora essa nel maggior silentio prendeva una rocca, & filava presso alla sua camera, hora in piedi, hora in ginocchioni, & sempre recitando, o medirando nella Passione di Giesu Christo suo amato sposo [13]. S’occupava molto di ordinario nei servitii del suo Convento, & per far questo con gusto, & allegramente considerava, che tutto era per servitio di Giesu Christo, di che ella era schiava. Quando lavava i piatti si persuadeva che fussero di oro, & di perle perche i quelli mangiasse sua Divia Maestà. La scopa con che scopava era tenuta da lei per rose, & per fiori; le pietre per tapeti finissimi, & per pavimenti del Re dei Cieli, & in questa maniera si diportava in tutte le altre cose.
Essendo cuciniera questa benedetta Monaca era ripresa dalla sua compagna & dà la Proveditrice non contentandosi di quellò che essa faceva, & ella senza punto conturbarsi gettandosi a terra diceva sua colpa: non l’accettavano anzi li dicevano che si levasse dalla loro presenza. Andava la serva di Dio nel choro molto afflitta, & supplicava al Signore con molto affeto, che li perdonasse la pena, c’haveva dato alla sua sorella, & che le quietasse il disturbo, c’haveva con lei. Et stando in questo tornava la compagna a chiamarla, & li dimandava, che cosa facesse nel choro? rispondeva essa con multa humiltade, che supplicava a Nostro Signore che mi perdonasse il disturbo, & il travaglio grande che io ti ho dato ò sorella mia, & che ne pacificasse insieme, accioche tu mi perdonassi, & che tu stessi bene, & in pace meco. Udendo questa risposta la sua compagna, & la Procuratrice, cosi grandemente si edificarono che per molti giorni le durò grandissima compuntione, con molte lagrime nel secreto del cuor loro. Et in questa maniera diportavasi con tutti quelli, che la riprendevano, & che l’affligeano; ch’era di fare per loro oratione particolare.
Già è stato detto che questa benedetta donzella era di faccia graciosa, e bella, & insieme haveva presenza di molta gravitade, era amichevole, et di grata conversione [14], parlava con molta gratia, & dava molto utili consegli. Il vederla, & udirla procurava a grande divotione. Frequentava i Sacramenti della Confessione, & della Communione, & non essendosi concesso da i suoi Prelati il communicarsi ogni giorno saviamente, si communicava spiritualmente, nel suo cuore, overo udendo messa, & per far questo si apparecchiava è preparava molto per tempo.
[162] [15] Seppe di un Religioso ch’era tentato di non recitare le sue ore canoniche, & l’ufficio divino, & che diceva, che Iddio non haveva bisogno delle sue orationi, parlò essa a questo Religioso, & li disse, che Iddio non haveva bisogno ne di lui, ne di alcuna creatura; ma che tutte le creature insieme con lui havevano bisogno di Dio, & che si come il Gabelliero è ubligato pagare la gabella al suo Re, & Signore, & se non la paga, si mostra ribelle al suo Re, & per tal mancamento severamente lo fa gastigare; cosi Iddio vuole che le sue creature li paghino il serviggio, & gratia recevuta, & in particolare l’huomo Ecclesiastico con l’ufficio divino, & se fallira in questo li gastighera con rigore, la onde quel Religioso si emendò dell’errore comesso, è ne dimandò perdono al Signore, & fu poi più solecito, e diligente nel servigio di sua Divina Maestà. Ad un’altra poi che le dimandò consiglio per stare in gratia di Dio, & per perseverare in quella; le disse, piangi con quelli che piangono; ridi con quelli, che ridino, & taci con quelli che taciono. [16] Consigliava tutti, c’havessero grande divotione con l’Angelo suo custode, percioche diceva ella, non solo ne custodiscono, ma ne accompagnano, & quando alcuno è nei travagli della morte il suo Angelo và al Cielo, & prega, & invita i santi, & le sante, che sappiano che quella persona ha divotione, & ha fatto cosa permezo della quale egli merita, ch’essi insieme con lui preghino Dio che lo favorisca e lo libero, & che lo faccia salvo, & tale quale li viene da essi dimandato. Di più vi aggiungeva che anco dopò la morte non si smenticano dell’anime, delle quali furono custodi, perche vanno al Purgatorio, & le visitano, & le consolano, & li danno conto delle opere sante, & meritorie, che i vivi fanno per lono.
Com’era affetionata della croce, & la caggione perche; &dei notabili favori, ch’ella ricevè da Nostro Signor Giesu Christo; de i ragionamenti, che faceva stando più volte rapita in estadi
Cap. XXXI
[17] Cosi era divota della Croce questa benedetta Monaca, & haveva mille ragioni per farlo, si per havere il cognome, & essere chiamata Giovanna dalla Croce, si per essere Monaca del Moanstero si santa Maria della Croce, & per havere conseguito grande misericordia da Dio per mezo della sua santissima Croce, con la quale faceva dolci, & soavi ragionamenti per ciascun giorno della settimana, dei quali ne cavava grande utilitadi, & consolationi spirituali. Era favorita da Nostro Signore mandandogli delicie della [163] sua mana di gusto, & recreamento mirabile: specialmente stando in oratione, nella quale molte volte era rapita in estasi, restando senza alcuno sentimento, & per prova di questo trovandosi presente una Gentildonna secolare, la quale venne a visitarla, & vedendo che ne con il moverla, ne co’l chiamarla non mostrava si sentire cosa alcuna, la ferì con un’acuto ferro nel capo, di maniera che li fece uscire sangue, & quantunque non lo sentisse all’hora dipoi nondimeno si dolse molto della ferita.
Avenne alcune volte che stando in estasi rapita parlava, & le cose ch’ella diceva erano ragioni molto alte, & tali che quelli che le udivano restavano molto edificati. Percioche essendo dottrina molto conforme a quella, che ne insegna, & predica la nostra fede santa, ora scopriva secreti di Dio maravigliosi [18], ora essortava ad amare le virtudi, & fuggire i vitti, dolcemente riprendendo d’alcuna cosa quelli, ch’erano presenti, & i suoi ragionamenti orano di tanta efficatia, che pareva parlar con quelli, in guisa tale che gli altri non intendevano, ma essida simili ragioni scoperti, & vinti conoscevano nel cuor loro il male, c’havevano fatto, & cosi li era un motivo di pentirsi delle offese fatte a Nostro Signor Dio chiedendone perdono, con fermezza di emendarsene per l’avenire. Et per magior testimonio che ciò fusse negotio celeste, non poche volte fu udita parlare in diverse lingue, delle quali non mai hebbe cognitione, & cosi ad un certo Provinciale del Ordine de’Minori Osservanti, che desiderava farla Abbadessa di quel Monastero, como in fine la foce [19], li disse in lingua biscaglina, essendo egli di Biscaglia, che per lo Monastero, & casa sarebbe utile il tenere lei in quello ufficio quantunque per se stessa sarebbe cosa faticosa, & di molta pena.
Un’altra volta il Vescono di Avilla havendo dato due schiave more al Convento accioche le Monache se ne servissero, le quali, erano state portate da Oran che in quel tempo si acquistò, alle quali li veniva detto dalle Monache, che si facesse christiane, & esse dirottamenee piangevano, & si sgrafiavano la faccia in guisa tale, che ne facevano uscire il sangue, & in particolare una ch’era di magior etade, stando questa benedetta Menaca in stasi li parlò in lingua Algararica, & esse l’udirono di buona voglia, & le risponsero, succedeno da questo ragionamento, che le due more du propria volontade si Battezzarono, & battezzate l’udirono un ‘altra volta a parlare nella medesima lingua stando rapita, & esse subito le andavano appressa, & restavano molto consolate di haverla udita.
[164] Come da personagi illustri fu udita parlare essendo rapita in Estasi, & d’un Miracolo, che con l’oratione impetrò dal Signore Dio
Cap. XXXII
Con tutte queste esperienze per essere cosa nuova, & non udita di alcun santo, i Prelati comandorono all’Abadessa ch’era in quel tempo, che qualunque volta ella parlasse cosi rapita la lasciassero sola. Ubi di l’Abbadessa, & la prima volta, che la videro in estasi, & che parlava, comandò l’Abbadessa che uscissero della camera le Monache che vi erano, & cosi restò sola, & pasato alquantodi tempo mandò a vedere se parlasse più, & la Monaca che vi ardò con questa comissione, vide nella camera grande numero di uccelli di diverse fatture tutti con il collo levato in alto, come che udissero la benedetta donna, che parlava, & ritornando a dirle quello c’haveva visto, ritornarono con quella l’Abbadessa, & molte altre Monache, che videro il medesimo, quantunque gli uccelli fugissero alla loro venuta, & perche si vedesse ch’erano veri, & non fantastichi uno di quelli se ne volò alla parte ove stava la benedetta Giovanna, & si fermò nella sua manica; essendo ritornata nel suo sentimento [20], nella qual cosa perve essere volontade di Dio, che udissero quello, che diceva in tale tempo, & che vietavano a persone di intendimennto, & di ragione l’udirla vederebbono angelli, che mancando di tutte queste cose, l’udirebbono, & cosi fu vista, & udita diverse volte dal Cardinale, & Archidiacono di Toledo, Frate Francesco Ximenez, che fu frate dell’Ordine, predetto da molti Vescovi, Inquisitori, Predicatori, Duchi, Marchesi, Conti, & da persone, che si burlavano di lei, udendolo a raccontare, & havendolo poi visto con gli suoi occhi proprii restavano confusi, & nell’avenire li restavano non poco affettionati. [21] Oper ò ancora per lei Nostro Signore alcuni miracoli; l’uno dei quali fu, che portando ella in mano un vaso grande di terra per servitio del Convento, se le rupe in pezzi, toccando una pietra, della qual cosa restò molto sconsolata, la onde si gittò in terra, & fece oratione a Nostro Signore, & mettendo i pezzi insieme restò perfettamente sano, et intiero. Fu visto tutto questo da un’altra religioso, & le disse, che cosa è questa sorella? non era questo vaso in terra in pezzi? come è hora intiero. Rispose con molta humiltade, cosi è sorella mia, il Signore ha havuto per bene il rimediare per sua bontade a quello, che io haveva perso per li miei poeccati.
[165] D’alcuni miracoli, e gratie, che la serva de Dio ottenne da N. Sug. Co’l mezo dell’oratione
Capitolo XXXIII
Miracolo grande parimente fu quello, che diverse volte le avuenne, che essendo occupata in cose della sa ubidienza [22], & essendo molto distante dall’ufficio divino, che si recitava in choro, meritò vedere il santissimo sacramento, con tutto che vi fosse un muro grosso per mezo, il quale nel tempo che alzavano Nostro Signore nella messa pareva, che si rompesse in modo tal che vedeva l’Hostia sacrosanta, & il Calice, & di poi ritornava il muro ad unirsi insieme. Et per evidenza del miracolo restò il segno nella pietra non bene incassato per molti anni.
[23] Fu parimente publico questo, che una giovanetta che moriva essen stata condotta da suo padre in quel Monastero della Croce, la quale per molte sperierze, che si fece in quella si vide, ch’era dubbidosa della vita sua, & a i preghi di suo padre, & di altre persone, che al numero di ottava erano presenti, misse un Crocefisso sopra di quella, & fece oratione, & subito si levò sana, & con certezza di vita.
[24] Per queste opere, & per la sua molta virtudes, & discrerttione fu eletta per Abbadessa il cui officio fece maravigliosamente. Percioche le soffette, non solo erano favorite, & allegrare nel servitio di Dio co’l suo esempio, & amonitioni ma con la sua fervente oratione, impetrando dalla Maestà di Dio, che si impiegassero molto da dovero in suo servitio, & di questo ne fu prova evidente, che posta nell’ufficio di Abbadessa non si trovò, che la sua virtude se diminuisse, ma bene, che aumentò perche fece Iddio per lei maraviglie nuove, & molto strairdinarie, como si vide in questo; che essendo amalata una Signora nel palagio nell’Imperatore Carlo V la cui corte resideva in quel tempo in Madril, la quale si chiamava donna Anna Manrique, essendo l’infermitade dolore del costado, che la mise nell’ultimo pericolo della morte; ora questa Gentildonna, per haver divotione alla Madre Giovanna dalla Croce, & per essere certa, che Nostro Signore udiva, & concedeva tutto quello che per lei gli era dimandato; le mandò un messo, & le fece sapere il pericolo nel quale se ritrovava. [25] La benedetta madre con interiore caritade fece calde orationi, per lei, il cje si vide in effetto, perche stando l¡inferma senza humano rimedio al parer dei Medici, havendo habuta l’estrema untione essendo di notte, vide, che stava seco la medesima madre Abbadessa Giovanna dalla Croce, la quale toccava, & premeva con le sue mani il fuogo, ove haveva il dolore, & cosi stando disse con voce alta. [166] Vedete mia madre, ch’e venuta a visitarmi, & a sanarmi? Molti ch’erano presenti udirono queste voci, quantunque non la vedessero, se non nell’effetto, che fu il poter questa Signora mangiare, e bere, & il ricuperare subito l’intiera sanitade; si divulgò questo nell’istesso Monastero dalla Croce, & dimandando le Monache alla madre Giovanna, come & in che modo haveva operato questo? li disse, queste sono opere figlivole mie dell’Angelo santo mio custode.
[26] Fu anco cosa certa l’haver risanato con le sue orationi, il padre Confessore del Convento di una infermitade molto pericolosa di rabbia, & similmente una Monaca si un cancaro, & un’altra di certo ml nascente, & cosi alcune altre di certi mali grandissimi, nei quali andavano sempre peggiorando, finche la madre Giovanna della Croce faceva per loro oratione, di ciò richiesta con molta divotione, & instanza da gl’infermi istessi, & subito miglioravano, & in breve estavano sani.
D’alcune persecutioni, che patti la Serva del Signore Suor Giovanna dalla Croce, con molto esemplarita, e pacienza; & come fu favorita da Nostro Signor Giesu Christo, de i segni delle sue piaghe santissime.
Capitolo XXIIII
Et perche la fama di tal opere, & della sua vita santa, che volava per tutte le parti del mondo, era cagione, che da molti fusse tenuta, & riverita per santa, accioche questo non le fusse occasiones di insuperbirsi, & per maggior suo merito permisse Iddio, che fusse gravemente afflita [27], per cagione di una persecutione, che se le levò contra, & fu che essendo costume, che l’Abbadessa, & le Monache mettessero un Sacerdote nel luogo di Cuba, che amministrasse i Sacramenti, per essere quel beneficio del Convento, trattavano alcune persone Ecclesiastiche d’impetrarlo per via di Roma, dicendo, che le donne quantunque religiose, erano incapaci del carico di anime; si consigliò la <be>benedetta madre, che cosa dovesse fare in tal caso, le fu detto, che per beneficio del Convento doveva mandar dal Papa a tuore la Bolla, talche anticipando si guadagnasse quella gratia, & assicurrarsse il duo danno; cosi fece quantunque lo facese senza darne conto al suo Prelato, per lo pericolo ch’era nella tardanza. Di qui venne che una Monaca del medesimo Convento, che non era molto sua amica, avuisò questo caso, dicendo a i Prelati, che l’haveva fatto senza sua licenza, spendendo di quello ch’è proprio del Convento, per dare quel beneficio ad un suo fratello, il quale veniva nominato per lui, & la verità era che nel cavar la Bolla, si havevano spesi sette ducati, i quali furono pagati da un suo divoto senza alcun danno del Convento, suo fratello poi per essere litterato, & di buona vita era stato richiesto per quel carico dal popolo, con tutto [167] questo uno dei Prelati, & il principale molto sdegnato, andò al Monastero della Croce, & riducendo il Capitolo riprese aspramente la madre Giovanna, & tenendoli il carico di Abbadessa publicamente le impose una disciplina, la qual cosa sopportò con grande patienza, dicendo, che molto più meritavano i suoi peccati, & che ella haveva havuto il carico di Abbadessa senza alcun merito, & solo per ubidienza; le Monache sentirno di questo grave molestia, & se bene il Prelato li comandò, che elleggessero Abbadessa non pote però accordarsi con quelle, dicendo esse, che già l’havevano, & cosi li diede per presidente la medesima Monaca, che li haveva dato questo ravaglio; avenne che cosi il Prelato, come la Monaca morssero iri breve tempo per lo dolores grande, c’hebbero di questo fatto, & per ciò dimandarono perdono alla medesima madre Giovanna della Croce, la quale non poco fu importunata a Nostro Signore mentre furono per la salute de i corpi, come dopò che furono morti per la salute delle sue anime. Ne finirono in questo i travagli i questa benedetta donna, anzi stando un venerdì dellà Croce nella sua cella elevata in contemplatione con ambi duoi i bracci alti in forma di Croce con attentione in se stessa, come se fusse nel choro quando si dice la santa passione [28], & in un medesimo tempo se ne stava piangendo, era descalza, & non poteva andare, & cosi pativa molto dolore nei piedi suoi con grave pena, le religiose uddendola in questa maniera a lagrimare andarono da lei, & li dimandarono, che cosa havete Madre? & ella rispose, che le dolevano molto i piedi, i quali mirandoli esse le divero signati, & cosi le mani dei segni del Signore, non havevano già piaghe aperte; ne che da quelle uscisse sangue, ma certi segni, rotondi della grandezza di un reale, & molto colorite; le Monache le dimandarono la cagione di questa cosa, alle quali rispose, che non sapeva altro, se non, che essendo nella contemplatione della passiones di Giesu Christo, li parve di vederlo posto nella Croce, & che si univa a quello, & che li restarono questi segni; la qual cosa fu cagione che le religiose, & duoi Frati Confessori di casa gittassero lagrime di tenereza, & di sommo contento vedendole, con tutto che la benedetta madre, si riputasse indegna di simili favori di Dio, & per essere il dolore intolerabile dimandò a sua Divina Maestade, che la liberasse da quello, & tanto l’importunò, che il giorno dell’Assontione restì in tutto libera dal dolore, & senza simili segni, se bene non per questo cessarono le sue pene, anzi per permissione di Dio, era tomentata dai demoni, & flagellata, & cosi crudelmente, che alle volte le duravano i segni delle battitute, che le davano i demoni, per molti giorni.
[168] Come la monaca santa, con molta patienza sopportò una stravagante infermita, & d’un Ragionamento, che fece al Signore, con la sua risposta, & della sua morte, & dove sepota sia
Cap. XXXV
[29] Andarono più inanzi le sue pene, & ciò fu che pianque a Nostro Signore Dio, di dargli una terribilie infirmitade, che in tal maniera divenne stropiata, che restò senza forse, ne alcun membro haveva sano, ne giontura nel suo corpo, che non li cagionasse gravissimo dolore. Gli ossi si separavano l’uno dall’altro, fina quelli delle mani, & dei piedi, & in tal maniera, con si potevano occultare, ne sofferire i suoi dolori, & le sue ansietadi; si aggropparò cosi insieme i genocchi, che non mai pote distenderli, il medesimo fecero i bracci, & le mani, i deti cosi rivoltati, & stropiati, che non poteva mangiare con le sue mani, ne manegiarle, ne essa poteva volgersi in alcuna parte, se non era voltat, ne mangiare, ne bevere, se non glie ne era dato, non poteva in somma movere alcuna parte del suo corpo se non la lingua, con la quale mostrava grande conformitade con Dio [30], co’l quale ragionando un giorno teneramente disse. Signore come è possibile, che un corpo cosi stropiato viva? Quero datemi patienza, o levatemi cosi gran male come io patisco, & la vita, se questa e però la vostra volontade. Parve che li parlasse il Signore, & le dicesse; che maraviglia è, che tu patisca quello che tu patissi, havendomi tu eletto per isposo, il quale fui tenuto nel mondo per leproso, & pieno di dolori, per ciò che essendo tu mia sposa, & communicando meco come con tuo sposo, quantunque spiritualmente egli è cosa certa, che si dovevano appligiar alcune delle mie infirmitadi, & chi ama è cosa conveniente, che soferisca, & patisca per lo suo amato. Tanto più, che io ho procurato questo per tuo beneficio; essendo ancora tuo padre, & quelli, che sono padri in terra procurano che i suoi figlivoli habbiano beni, et ricchezze, & per questo fine si mettono in molti pericoli, è travagli; così io per fare ricchi i miei figlivoli patì travagli, ingiurie, & dolori, & per alzarli al Cielo mi abbassai in terra, per liberarli dalla morte dell’inferno, io patì morte crudele in una Croce; & per farli ricchi nelle anime, mi feci io povero nel corpo; & per fare quelli Signori nel Cielo, & uguali alli Angeli, mi feci in quanto huomo servo, & soggetto a gravi necessitadi, & perche io feci tanto per loro possono intendere che io li amo, & li desidero molto, & che è maggior l’amore che io li porto, che quello che essi portano a se medesimi, & è meglio che io lo adempisca, & perche sortisca il suo effetto patir travagli per andare al Cielo, & che siano grandi per havere la grande, & principal sedia dandogli io per questo fine; non perche mi diletti di vederli patire, & penare; ma perche questo è quello che li convien fare. Cosi tu figlivola mia non ti affigere, ne voler disconsolarti, se mol- [169] to tu patisci per meritar molto, & per questo istesso sarà molto tuo il Cielo, è sta certa che quando io vegga giunto il punto signato della tua gloria nella mia eternitade, io ti chiamerò subito.
Il che fu cosi, havendo esta patito questa malatia alcuni anni, ne seguì un’altra si un altre sorte, talche visitata da alcuni Medici tutti affermarono che moriva, il che fu cagione di grandissima malinconia è dolore nel suo convento: percioche inferma è stropiata in un letto, li era di molto utile e consolatione havendo libera la sua lingua, &sano l’intelletto, col quale li dava consigli, & documenti molto utili. La onde venuto il giorno della Santa Croce, ch’è alli tre di Maggio in domenica, alle sei hore [31] doppo mezo giorno, dell’anno del mille, e cinquecento & trentaquattro. Essendo di etade di cinquantatre anni, & essendo nella sua cella alcuni religiosi del suo ordine, & tutte le monache del convento con candele accesse nelle sue mani hacendo ricevuto il Sacramento della confessione, & communione, & dell’estrema ontione, con grande riverenza, & pietose lagrime, & fatta la distributione delle sue povere maseritie, per morire in tutto povera, leggendole la passione diede l’anima sua a Dio nostro Signore restando molto bene composta, & mostrando nella faccia un sorriso; del quale non poco si admirarono quelli, ch’erano presenti. Andarono con grande fretta le Monache abasciar il benedetto corpo, spandendo tenere lagrime, & andandoli intorno, fecero opera di vedere di onde uscisse quel suave odore, con fragrancia, essendo di tal sorte, che non si poteva comparare ad alcuna cosa di questa vita.
Il corpo restò cinque giorni insepolto per la moltitudine della gente di tutta la Provincia, che veneva a vederlo, nel qual tempo fece Iddio [32] alcuni miracoli per i meriti della sua serva. Questi furono di alcune persone, che furono sanate di diverse infirmiradi, andando a toccare il suo corpo con divotione grande. Il quale stava nella Chiesa fuora della clausura delle monache, perche tutti potessero vederla et toccarla. Passati i cinque giorni, fu sepellita nella medesima clausura presso al communicatorio delle monache, ove stete alcuni anni. Dipoi crescendo la divotionesta serva di Dio in molte persone nobili fù traslatado il suo corpo, et posto nel choro presso all’altare maggiore della parte de riverenza, & con giusta cagione [33], avenga che non se le debbano fare honori come a Santa per non essere canonizata, se le deve nondimeno portare molti rispetto per essere corpo di persona, la cui vita fa vedere piamente, che l’anima sua se ne stia godendo di nostro Signore in un molto principal sede della sua beatitudine, della quale tutti Iddio ne faccia partecipi. Amen.
Notas
[1] Al margen izquierdo: Vesc. Gonz. par. 3. Alfonso di Villegas nella giunta alla 3 parte de Flos Sanct.
[2] Al margen derecho: Giovanna della Crice di che patria ella fosse, e chi fu i suoi genitori, e quano nacque.
[3] Al margen derecho: Imagine della Beata Vergine della carità, di gran concorso e divotione & ove si trovi, & sua origine.
[4] Al margen izquierdo: Si dispone a compire il voto fatto dalla madre.
[5] Al margen izquierdo: Astinenze grandi che faceva la fanciulla Giovanna. Portava un aspro cilicio.
[6] Al margen izquierdo: E scoperta dalla zia dell’aspra vita ch’ella faceva.
[7] Se ha subsanado la errata, pues aparecía como capítulo XIX.
[8] Al margen derecho: Se ne va al monastero della Croce & quello che seguì.
[9] Al margen izquierdo: Si fà Monaca con licenza del Prelato.
[10] Al margen izquierdo: Scruò un’anno intero il silentio per ubidienza.
[11] Al margen izquierdo: Per amor del Signore, haveria voluto patire ogni sorte di tormenti, & d’astinenze.
[12] Al margen derecho: Dormiva poco, se quasi mai.
[13] Al margen derecho: Affettionata della Passione di N. Signor Giesu Christo & com’ella meditasse.
[14] En el original aparece “conversione”, pero por el contexto se deduce que debería ser “conversatione”. Se subsana la errata.
[15] Al margen izquierdo: Era zelosa del culto divino, è perciò ne riprese un Religioso & quello che ne seguì.
[16] Al margen izquierdo: Diceva gran cose dell’Angelo custode & che segli deve esser molto divoti, & perche.
[17] Al margen izquierdo: Era divota della Croce, & perche cagione.
[18] Al margen derecho: Essendo in Estasi scopriva i pensieri, & secreti altrui a quelli con gran loro stupore.
[19] Al margen derecho: Parlò in diversi linguaggi, essendo in Estasi.
[20] Al margen izquierdo: Da Cardinali, & altre persone Illustri fu veduta la S. Monaca stando in estasi.
[21] Al margen izquierdo: N. S. Dio per mezo della serva sua opera un miracolo.
[22] Al margen derecho: Favorita dal Signore segue un nottabil miracolo.
[23] Al margen derecho: Con l’oratione impetrò dal Sign. Dio la sanitade ad una giovanetta.
[24] Al margen derecho: Fu eletta Abbadessa del suo convento.
[25] Al margen derecho: Con l’oratione ottenne gratia della sanità di donna Anna Manrique.
[26] Al margen izquierdo: Con l’oratione impetrò dal Sign. Dio la sanità per molti.
[27] Al margen izquierdo: Travagli, & persecutioni, che patì la serva del Sig. con molta patienza, & la causa perche.
[28] Al margen derecho: Contemplando la passione di N. Signore gli rimase i segni nei piedi, che li durarono molti giorni con grandissimo suo tormento.
[29] Al margen izquierdo: S’amala con gravi pene, & tormenti, che nulla si poteva movere.
[30] Al margen izquierdo: Ragionamento che fà al Sign. & sua risposta.
[31] Al margen derecho: Morì nel Sig. a 3 di Maggio del 1534.
[32] Al margen derecho: N. S. per lo meriti della serva sua rese la sanità a molti.
[33] Al margen derecho: Fù trasportato il corpo suo, & riposto in un sepolcro alto, & Illustre nel choro della sua Chiesa.